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Non chiediamo l’uccisione dei predatori, chiediamo protezione per i nostri animali

“L’agricoltura alpina – commentò Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) in un comunicato stampa emesso in occasione della Giornata internazionale della montagna nel 2014 – contribuisce a conservare la ricca diversità biologica e funge da modello di una gestione sostenibile. Nelle Alpi il ritorno dei grandi predatori mette gli agricoltori davanti a nuove sfide: devono cioè adattare le loro forme di gestione. Per questo hanno bisogno del sostegno della politica e della società. Il ritorno dell’orso, del lupo e della lince non rappresentano la principale sfida per l’agricoltura di montagna, ma sono al centro di un aspro dibattito. Una minoranza – soprattutto di allevatori, cacciatori e ambientalisti – governa il tema. I politici si limitano a cavalcare l’ondata emotiva.”
In un momento quindi particolarmente delicato dal punto di vista mediatico, che vede per esempio la richiesta di abbattimento dell’orsa JJ4 in Trentino come principale questione politica sul piatto per l’opinione pubblica, è importante ricordare l’altra faccia della medaglia. Di seguito una breve testimonianza di un’allevatrice, Veronica Nones, che ci aiuta a comprendere meglio l’urgente questione della gestione dei grandi predatori sulle Alpi.
 
Malga Agnelezza, Passo Manghen – 13/07/2020
“Voglio ribadirlo e questa volta con foto più crude, così che possiate, anche solo lontanamente, capire del disastro di cui stiamo parlando!
Li avete mai visti gli occhi di chi si alza alle 5 e non sa quando potrà andare a letto?
Di quelli che non hanno orari,
non hanno ferie, non hanno giorni di malattia e di riposo,
che dormono con un occhio aperto e l’orecchio teso.
Sono occhi pieni di vita passata, stanchezza, soddisfazione.
Se li incontrate sulla vostra strada,
osservateli bene e potrete scorgere le mille sfumature del nostro antico mestiere.
Per fare il contadino, il pastore, l’allevatore, non ci vuole una laurea, si dev’essere ricchi di buona volontà, un’infinità di pazienza ed una buona dose di coraggio.
Il contadino non è un lavoro, è la vita.
Chi decide di intraprendere questa strada lo fa per passione e per passione la sua famiglia segue le orme.
La gente è affascinata da questo mondo lontano, dalla vita di montagna, dai pascoli verdi e il cielo azzurro sopra di noi.
C’è una parte, però, che viene trascurata; sono le alzatacce la mattina, che sia domenica o lunedì,
le ferie che non si fanno perché gli animali non vanno in vacanza,
Le giornate trascorse sotto la pioggia battente a pascolare.
I grandi predatori.
Quest’ultima difficoltà fino a qualche anno fa non affiorava nemmeno nella nostra testa.
Oggi è un tarlo fisso.
Il problema non è tanto il lupo o l’orso presente sulle nostre montagne, quanto la gestione di questi animali che ci mette in ginocchio.
La convivenza non può essere a beneficio esclusivo dei predatori.
Ad ognuno di noi piacerebbe tornare a casa e trovarci in tavola un buon pranzo caldo e pronto, ma non funziona così.
Il lupo e l’orso, invece, trovano il piatto pronto in malga e se lo mangiano.
Diventa difficile per un pastore tenere d’occhio ogni singolo animale,
pascolare bene, riuscire a mantenere in buono stato il territorio e girare a piedi in montagna con questi pericoli.
Non è facile per un contadino sacrificare se stesso per un qualcosa che poi, alla fine,
verrà distrutto in una manciata di minuti.
Questa vita si poggia su pilastri quali la fatica, il sacrificio, i valori di un tempo e la dignità nel fare un lavoro che pochi farebbero.
Se facciamo la notte in bianco per la nascita di un capretto o di un vitello come potremmo volere la morte di un altro animale?
Per noi non ci sono animali di serie A o di serie B, ci sono animali, punto.
Tutti vanno tutelati, tanto più se questi animali sono la vita ed il mestiere di molteplici famiglie.
Vi emozionereste nel vedere i nostri figli chiamare per nome una ad una le mucche, le capre, perfino le pecore,
riconoscerle dal manto, dal belato, dall’andatura, dalla conformazione.
Non chiediamo l’uccisione, chiediamo protezione per i nostri animali,
quella che noi non riusciamo più a garantirgli.
Chiediamo soluzioni semplici ed immediate perché le nostre capre, pecore, vacche non debbano soffrire, non vengano terrorizzate da chi non possiamo combattere.
Permetteteci di alzarci all’alba e andare a dormire a notte fonda con la stanchezza in viso ma senza preoccupazione nel cuore”.
 
Veronica Nones

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