NUTRIZIONE SOSTENIBILESimona Zollet

I Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) nel Bellunese

I GAS (acronimo di Gruppi d’Acquisto Solidale) nascono in Italia nel lontano 1994, quando alcune famiglie di Fidenza si riuniscono per acquistare prodotti biologici direttamente dai produttori. Dal 1994 ad oggi i GAS hanno fatto parecchia strada, tanto che nel 2018 ben 5 milioni di italiani (il 10,6% della popolazione maggiorenne) avevano acquistato prodotti tramite un GAS (Sondaggio OCIS-SWG, 2018). Sono quindi ormai una realtà affermata e relativamente conosciuta, tanto da essere normati in Italia dalla legge 244 del 2007, che li definisce come ‘soggetti associativi senza scopo di lucro, costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico sul prezzo di acquisto della merce, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale’. 

I GAS si pongono l’obiettivo di favorire il contatto diretto tra chi produce e chi acquista, accorciando la filiera di distribuzione dei prodotti agro-alimentari e sostenendo i produttori che soddisfano determinati principi di sostenibilità ambientale e sociale. I GAS inoltre utilizzano un sistema di gestione collettiva, che consente di dividere tra i soci il tempo necessario per gli ordini e la distribuzione dei prodotti. In questo modo diventa molto più semplice rifornirsi di prodotti – alimentari e non – che sono di difficile reperibilità nella distribuzione convenzionale, senza dover ricorrere ad ordini individuali e con il risparmio che deriva dall’eliminare gli intermediari tra produttori e acquirenti. 

I vantaggi per i cittadini che fanno parte di un GAS sono quelli di poter acquistare prodotti sani e di qualità (generalmente biologici) a prezzi più accessibili, avere la possibilità di sapere come è stato prodotto il cibo – e da chi – e di sostenere circuiti economici più locali e solidali. I benefici per i produttori che si appoggiano ai GAS sono in primis la possibilità di ottenere una giusta remunerazione per il loro lavoro e la possibilità di creare relazioni durature con i cittadini. Queste interrelazioni hanno anche il vantaggio, meno visibile ma più profondo e duraturo, di di favorire la crescita della consapevolezza sia personale che collettiva verso l’importanza del consumo critico.

I GAS nel Bellunese

Il primo GAS Bellunese, El Ceston, nasce nel 2000 in Cadore, quando ancora il biologico era quasi sconosciuto in Provincia. Come sottolineato dai fondatori, il GAS nasce dalla presa di coscienza dell’importanza di ciò che mangiamo e dall’esigenza di avere accesso a prodotti rispettosi dell’ambiente e delle persone che li producono. Negli anni sono poi sorti numerosi altri GAS: La Gusela a Belluno, nel 2007; La Madia Feltrina a Feltre, nel 2008; Insieme per Limana nel 2011, e SeDico Gas nel 2015. Il numero di famiglie che fanno parte dei GAS bellunesi oscillano tra le 30 e le 80 unità, con un trend generale di crescita che testimonia la crescente attenzione per la ricerca di prodotti sani e sostenibili, ma anche il bisogno di creare una rete sociale per condividere una certa ‘visione del mondo’. I valori in cui i GAS bellunesi si riconoscono spaziano infatti dall’importanza del rapporto diretto tra produttore e consumatore al rispetto della natura e del territorio, dal rispetto dei diritti dei lavoratori alla centralità del rapporto tra alimentazione e salute. 

I ‘pilastri’ che guidano la scelta dei prodotti acquistati dai GAS sono essenzialmente due: la produzione con metodo biologico (certificato o meno, a seconda del grado di conoscenza e rapporto diretto con il produttore) e la produzione locale. I prodotti acquistabili presso i GAS bellunesi sono molteplici, ma i più comuni sono le farine, vari tipi di latte vegetale, prodotti per la detergenza ecobio, pasta e riso. Molti di questi prodotti provengono da fuori Provincia, ma i GAS collaborano anche con aziende locali, soprattutto per la fornitura di prodotti freschi (ortofrutta, formaggi e altri latticini), ma anche birra, vino, carne e conserve. C’è comunque la necessità (riconosciuta da tutti gli attori coinvolti) di creare una migliore sinergia tra GAS e produttori locali. Le caratteristiche delle aziende Bellunesi (di piccole dimensioni, spesso non in grado di fornire una quantità di produzione costante) e il fatto che il picco dell’offerta coincide con quello degli orti per autoproduzione, diffusissimi nel Bellunese – fa sì che in molti casi non si riesca a trovare la giusta formula per combinare le esigenze dei membri dei GAS con quelle dei produttori. Questa la riflessione di un socio GAS: “dato che si tratta di agricoltura di montagna e ci sono tante piccole aziende, il problema grosso è sempre stato quello di avere una rete di produttori che facesse da interfaccia con il GAS. L’ideale sarebbe le aziende si coordinassero tra loro. Il nostro GAS collabora con alcune aziende, ma in realtà non c’è un coordinamento delle aziende della provincia che ci rifornisca.”

Dal punto di vista delle aziende, d’altro canto, spesso non è possibile attuare questo tipo di coordinamento e organizzazione, considerata la mancanza di tempo e di risorse (umane ed economiche) che caratterizza le piccole aziende a conduzione famigliare. I GAS bellunesi tuttavia riportano una percentuale di consumo di prodotti locali che oscilla tra il 15% e il 50% sul totale degli ordini annuali – un dato sicuramente molto positivo, anche se migliorabile. 

Ma il ruolo dei GAS non si ferma agli acquisti collettivi: i GAS bellunesi sono infatti impegnati sia in attività di sensibilizzazione dei cittadini che nel supporto ad azioni di protesta orientate alla sostenibilità e alla difesa del territorio. Negli anni sono stati organizzati numerosi eventi divulgativi, corsi e incontri con i produttori; molta dell’offerta culturale dei GAS è orientata a creare una maggior conoscenza riguardo a temi legati all’agricoltura biologica, alla sana alimentazione e alla sostenibilità ambientale. Molti GAS inoltre hanno partecipato e partecipano a manifestazioni come l’ormai affermata “Chiamata a raccolto”, e ad azioni di protesta quali la campagna “Liberi da veleni”.

Alla base della nascita dei GAS c’è quindi, prima di tutto, un desiderio di essere, nel concreto della quotidianità, cittadini (e non solo ‘consumatori’) più consapevoli: un ‘fil rouge’ che ritroviamo in tutti gli altri articoli di questa serie. I GAS sono aperti alla partecipazione di tutti, e ad oggi rappresentano uno dei modi più accessibili e semplici per partecipare a forme di economia alternativa, anche per chi è nuovo a questo genere di esperienze. Iniziare a vivere la quotidianità in modo più etico e sostenibile non è mai stato così semplice.

 

Nota: questo articolo è stato realizzato con la collaborazione di alcuni GAS bellunesi (La Madia Feltrina, El Ceston, Insieme per Limana e SeDico GAS), che si sono gentilmente messi a disposizione per le interviste.

Contatti:

SeDico GAS sedicogas@gmail.com

La Madia Feltrina direttivolamadia@gmail.com

Insieme per Limana: gasinsiemeperlimana@gmail.com

El Ceston (Cadore) el_ceston@libero.it

La Gusela (Belluno) gasbellunogusela@gmail.com 

Se ci sono informazioni mancanti o errate vi preghiamo di segnalarlo.

 

Per approfondire, un articolo che introduce i GAS bellunesi: http://www.csvbelluno.it/servizi/informazione/comunicati-stampa/3773-i-gruppi-bellunesi-di-acquisto-solidale.html 

In foto, Nicola dell'agriturismo "La Pausa" di Pieve di Cadore

CHI È SIMONA ZOLLET

Simona Zollet, originaria di Feltre in provincia di Belluno, ha studiato Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e la Natura presso l’Università degli Studi di Udine, per poi conseguire la laurea specialistica nel programma internazionale Joint International Master in Sustainable Development all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente sta lavorando al conseguimento del Dottorato di Ricerca all’università di Hiroshima (Giappone) con un progetto di studio comparativo sull’agricoltura biologica di montagna in Italia e Giappone. I suoi interessi di ricerca includono le varie forme di sviluppo endogeno nelle aree marginali, in particolare quelle legate all’agricoltura sostenibile, e i processi di migrazione ‘di ritorno’ verso le zone rurali, soprattutto in relazione ai nuovi agricoltori.

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