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La transumanza è patrimonio culturale dell’Unesco

Approvata candidatura proposta da Italia, Austria e Grecia

La transumanza, la tradizionale pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi e verso condizioni climatiche migliori, è stata iscritta, all’unanimità, nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Il comitato, riunitosi mercoledì a Bogotà, in Colombia, ha approvato la proposta all’unanimità dai 24 Stati membri del Comitato intergovernativo. 

Il riconoscimento riguarda tutta l’Italia, dalle Alpi al Tavoliere, dandoci il primato mondiale dei riconoscimenti in ambito agro-alimentare. Fra le comunità emblematiche indicate nel dossier come luoghi simbolici della transumanza vi è anche il comune di Amatrice (Rieti) da cui è partita la candidatura subito dopo il devastante terremoto. 

I pastori transumanti, come sottolinea il dossier di candidatura presentato dall’Italia insieme a Grecia e Austria all’Unesco, hanno una conoscenza approfondita dell’ambiente, dell’equilibrio ecologico tra uomo e natura e dei cambiamenti climatici: si tratta infatti di uno dei metodi di allevamento più sostenibili ed efficienti. Oggi la transumanza è praticata soprattutto tra Molise, Abruzzo e Puglia, Lazio, Campania, e al Nord tra Italia e Austria nell’Alto Adige, in Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna e Veneto.

Anche sulle Dolomiti Bellunesi questa pratica tradizionale esiste dalla notte dei tempi come esigenza primaria di sussitenza di queste comunità, ad oggi ancora festeggiata nelle numerose feste autunnali dette “Demontegada”. Una delle più famose, in foto, “Se Desmonteghea” a Falcade (Belluno), che ogni fine settembre conta migliaia di turisti da tutte le parti d’Italia.

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